- Ogni mese esposizione in una città della Lombardia.
- Nel mese di Agosto:
"Il primo sguardo dell'artista è una commozione per il riconoscimento di quello che c'è, una straordinaria sensibilità nei confronti dell'esistente, dell'Essere. Perciò l'arte è come un richiamo, un grido, un annuncio."
Sulla sua pittura si sono espressi autorevoli giornalisti e critici d’arte, fra i quali Gianni Jones, R. Maggi, Franco Cajani, Adriano Foschi, Karl Psenner Poggi.
Numerose recensioni sono apparse su giornali e pubblicazioni d’arte specializzate, come Le Arti, Catalogo Bonaffi 1972, Invito all’Arte, Humandsiger, Il Segno, Il Giorno, L’Adige, Il Resto del Carlino, La Gazzetta di Ferrara, La Nazione.
Di lui Ludovico Magugliani ha scritto: “…L’intenzione dell’opera di Kadolph è al fine quella di esprimere una sublime armonia emersa da una cruenta lotta di contrari. In codesto modo il pittore tedesco costruisce la sua poetica; poetica che parla dei valori più alti dello spirito umano, quelli della bellezza e dell’armonia, della libertà e del sovrumano amore. L’opera d’arte è in un certo senso la liberazione della personalità creativa dell’autore; contemplandola si ha subito un’intensificazione, una sana tensione, una sublimazione del sentimento, quasi un sacrificio, nella sua accezione latina, sacrum facere, che rende cioè sacro l’atto creativo…”.
Luciano Budigna ha scritto: “…Nel discorso pittorico di Kadolph, che risente di un ancestrale hinterland romantico, le forme hanno ragione e forza di emblemi: il loro significato (che a tutta prima può apparire misterioso, enigmatico, segreto, non mai, per altro, ambiguo), la loro verità e le loro vitalità trovano ideale integrazione in un gioco cromatico sempre perfettamente adeguato alla dinamica compositiva e strutturale. L’anelito alla liberazione dagli schemi di un’immanenza intesa come ineluttabile condanna della condizione umana accettata storicamente, la denuncia, quasi ironica, della reversibilità della violenza, le inquietanti emozioni visive dalle evasioni oniriche, il vagheggiamento della forma pura addirittura disponibile alla bellezza del modulo, sono i momenti più alti della tematica di Peter Kadolph…”.